Abbiamo portato lo smart working in cella

Milano (vita - Antonietta Nembri), 8 marzo 2021

Grazie alla cooperativa sociale 'Bee4 - Altre menti'

Nel carcere di Bollate la connettività non è più un tabù, complice la pandemia da Covid-19. "Un'autentica rivoluzione per quelli che sono i canoni dell'universo penitenziario oltre a essere una nuova chiave interpretativa per l'approccio al tema del lavoro in carcere", dice Pino Cantatore direttore della cooperativa.
Per Marco Girardello, che si occupa della comunicazione per la cooperativa sociale, quella in corso è una vera "rivoluzione, stiamo titillando un tabù del mondo carcerario".
Il tabù è la connettività, Internet in cella, ma per un'impresa sociale fondata nel 2013 per avvicinare il percorso di detenzione alla finalità rieducativa della pena prevista dalla Costituzione e che lavora offrendo servizi alle imprese di Business process outsourcing, dover fare a meno di 10 operatori su 50 in un colpo solo, perché messi in isolamento a causa della pandemia significa "rischiare di perdere il cliente e di conseguenza buttare i posti di lavoro - scandisce Girardello - la soluzione in casi come questi è lo smart working che ci sta accompagnando da un anno".
Ma come fare smart working considerando che l'associazione lavora all'interno della Casa di reclusione di Bollate? I dieci lavoratori sono persone detenute che per un focolaio epidemico da 'Covid-19' si sono ritrovate in isolamento e nell'impossibilità di recarsi nella sede di lavoro che si trova nell'area industriale dello stesso carcere.
"I nostri clienti si attendono da noi continuità nell'operatività, la pandemia ci ha messi di fronte a diverse dinamiche, ma quest'ultimo avvenimento ci ha fatto fare un passo in più - continua Girardello - rinunciare voleva dire perdere di colpo tutti i posti di lavoro legati alla commessa, per cui abbiamo remotizzato le postazioni di lavoro".
La soluzione, non scontata, è stata quella di portare la connessione wifi direttamente nelle celle dei dieci lavoratori della cooperativa per permettere loro di continuare a operare per il call center e, grazie alla lungimiranza della direzione dell'Istituto è stato possibile elaborare un protocollo straordinario d'intervento che sta consentendo in questi giorni di sperimentare questa nuova modalità di lavoro a domicilio, fondato sull'accesso a forme di connettività a Internet, ovviamente, nel rispetto dei limiti di sicurezza previsti dall'Amministrazione penitenziaria; a rendere possibile questa sperimentazione anche e soprattutto il supporto fornito dalla fondazione Vismara nell'ambito del progetto 'Lavorare ne vale la pena'.
Osserva il direttore della cooperativa sociale, Pino Cantatore: "La remotizzazione delle postazioni di lavoro in cella rappresenta un'autentica rivoluzione per quelli che sono i canoni dell'universo penitenziario oltre a essere una nuova chiave interpretativa per l'approccio al tema del lavoro in carcere e, dopo alcuni giorni (lo smart working è partito il 17 febbraio 2021, ndr), possiamo dire che questa cosa funziona, nonostante che il carcere sia il luogo della chiusura e del contenimento, ma è anche un contesto che deresponsabilizza; con il lavoro, invece, rimettiamo tutto in gioco, perché la rieducazione è anche responsabilizzare le persone, con questa nuova terapia stiamo dimostrando che è praticabile: noi abbiamo portato i computer in cella, affidato strumenti che sono importanti non solo dal lato lavorativo, ma anche personale perché con la connettività cambia tutto, anche se si tratta di una connettività protetta, filtrata e protocollata".
La scommessa dell'impresa sociale è quella di sfruttare la tecnologia, "devi avere il know-how giusto per vendere servizi di terziario avanzato e se spingi tutto questo le persone che lavorano con te a fine pena possono ancora giocarsi questa opportunità: a casa o in una sede esterna - precisa Girardello - sottolineando come il lavoro in team, la presenza di team-leader e l'attenzione alla formazione siano gli ingredienti fondamentali: concretamente metti le persone in un'ottica di possibilità che riesce a far immaginare una modalità di pena diversa che è rieducazione".

Aggiornato il: 08/03/2021