A Opera 50 detenuti al 41 bis

Milano (diario1984), 21 aprile 2020

Battono le inferriate per un colloquio via Skype

Nella Casa di reclusione di Opera da alcune settimane è in corso di svolgimento la rumorosa protesta di cinquanta detenuti sottoposti al regime del 41 bis inscenata per il rifiuto della Direzione di accordare loro l'autorizzazione a effettuare un colloquio con la video-chiamata attraverso Skype della durata di un'ora con i propri congiunti.
La richiesta dei detenuti è stata avanzata a seguito della decisione del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria di non consentire i colloqui visivi tra i detenuti e familiari al fine di scongiurare il pericolo che dall'esterno potessero portare il Coronavirus e contagiare i detenuti e gli agenti della polizia penitenziaria. La decisione di evitare i colloqui tra detenuti e familiari ha provocato delle violente proteste in molti Istituti di pena della penisola e in alcuni anche delle vere e proprie rivolte sfociate con gravi danneggiamenti alle celle di alcune sezioni e di alcune strutture come le mense. I detenuti partecipanti alle rivolte sono stati poi trasferiti in altri istituti di pena e la situazione è ritornata ad un'apparente normalità anche per la concessione fatta ai reclusi comuni di poter sostituire i colloqui visivi con quelli delle video-chiamate via Skype. Ai detenuti sottoposti al regime del 41 bis questa misura alternativa dei colloqui con i congiunti è stata, però, negata nonostante fosse prevista dal Dpcm dell'8 marzo 2020.
Nella Casa di reclusione di Opera, prima che scoppiasse l'epidemia da 'Covid-19', i detenuti sottoposti al regime del 41 bis avevano a disposizione due modalità di colloquio con i congiunti: o quella visiva con l'ingresso in carcere della moglie o della madre o del familiare autorizzato a fare il colloquio oppure di effettuare una telefonata della durata di dieci minuti con la famiglia. Sia i colloqui che le telefonate erano consentiti una volta al mese. Poi, dopo le rivolte, per i detenuti comuni i colloqui visivi sono stati sostituiti con le video-chiamate attraverso Skype, mentre per i detenuti del 41 bis è rimasta in vigore soltanto la telefonata di dieci minuti al mese. Per questa disparità di trattamento, i 50 detenuti del carcere di Opera dall'inizio del mese di aprile, ad un'ora del mattino, cominciano a battere contro le inferriate delle celle e delle finestre per "persuadere" il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria di consentire anche a loro la possibilità di intrattenere i colloqui con i propri cari con la video-chiamata mediante il sistema Skype.
Quella dei detenuti della Casa di reclusione di Opera, dove è ristretto anche il siracusano Giuseppe Guarino, è una richiesta legittima dal momento che il decreto del presidente del Consiglio dei ministri non fa alcuna differenza tra detenuti comuni e detenuti sottoposti al regime del 41 bis. Il difensore di Giuseppe Guarino, avvocato Eugenio Rogliani, da quando è iniziata la chiassosa protesta dei 50 detenuti sottoposti al 41 bis, ha presentato delle istanze al magistrato di Sorveglianza e ha scritto al dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria per far sì che venga accolta la richiesta della video-chiamata e permettere in tal modo ai detenuti sottoposti al regime del carcere duro di poter parlare per un'ora al mese con i propri cari.

Aggiornato il: 21/04/2020