A Bollate possibile sciopero della fame

Milano, Italpress, 23 marzo 2020

Maisto: "Decreto del governo inadeguato"

"Inutile chiedersi quanti detenuti si potrebbero scarcerare e se c'e' il necessario distanziamento.
Bisogna dire chiaramente che il decreto del governo" del 16 marzo 2020 sulle pene alternative per l'emergenza Covid-19 "e' del tutto inadeguato e non serve".
In più "temiamo tante possibili forme di protesta, autolesive. Da Bollate mi dicono che in 200 potrebbero iniziare sciopero della fame da domani". 
"In Lombardia abbiamo nelle carceri 8mila presenze per 6mila posti letto, se si riuscissero a scarcerare 2mila persone saremmo in regola con il sovraffollamento ma non avremmo ancora il distanziamento e le aree per l'isolamento.
Bisogna trovare provvedimenti per deflazionare il carcere con automatismi che non passino dalle valutazioni del Tribunale di sorveglianza, non e' questo il momento. Ci deve essere una prospettiva deflattiva quasi automatica", ha detto Maisto, che riferendo ai commissari sulla situazione delle tre carceri milanesi, San Vittore, Opera, Bollate, dopo le rivolte del 9 marzo 2020, ha spiegato: "Con circa 3.600 detenuti, l'emergenza 'Covid-19' si e' imposta con forza, allo stato attuale c'e' uno stato di ordine, ma non possiamo dire di calma. Dopo le rivolte, i detenuti sono diventati responsabili, ma siamo molto preoccupati che si nasconda del fuoco sotto la cenere, per giuste e legittime richieste".
Il problema, spiega Maisto, "continua ad essere il sovraffollamento.
Alcuni ambienti sono disastrati e quindi e' stato fatto uno smistamento, ma continua a esserci il sovraffollamento" e "il sovraffollamento non consente di governare bene la situazione", anche se "l'attività dei medici a San Vittore e Opera resta impregiudicata" e "si avverte la solidarietà della città verso detenuti": si e' vista, ha ricordato, per esempio nei confronti di un gruppo di donne detenute spostate da Modena che non avevano abiti con loro, mentre "per le donne di Bollate che non avevano soldi per le telefonate, in una giornata sono arrivati fondi da privati e associazioni". Inoltre "privati e società hanno messo a disposizione computer e apparecchi per video-chiamate, ma bisogna dire che i detenuti non sono preoccupati per loro, ma per familiari e figli: vogliono sapere come stanno quelli che sono fuori".
Maisto ha posto l'accento sulla condizione di "200 detenuti di Bollate con un lavoro all'esterno, hanno fatto un lungo percorso, andavano a lavorare tutti i giorni, ho raccolto il loro appello: attraverso alcuni meccanismi, se i magistrati di Sorveglianza emettessero il necessario provvedimento, potrebbero uscire o lavorare da remoto nelle loro case, non vorrei che questo appello rimanesse senza risposta".
Io temo tante possibili forme di protesta, che non porterebbero più a danni agli immobili, ma auto-lesivi, soprattutto per i soggetti più fragili".
Così Francesco Maisto, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano, alla sottocommissione consiliare Carceri che si è svolta in video-conferenza.

 

Aggiornato il: 24/06/2020